“Ascoltiamo Draghi”

3 giugno 2010

Le considerazioni finali del Governatore all’Assemblea Annuale della Banca d’Italia, rappresentano da sempre un momento importante di riflessione e verifica. E’ certo infatti che il documento è una sintesi di conoscenze, di approfondimenti, di studi, di analisi e di elaborazioni di prospettive. E’ la Banca d’Italia che dispone di strumenti accreditati per esporre puntuali valutazioni.

Non intendo soffermarmi sulle componenti finanziarie della “considerazioni”, su temi dell’economia italiana e internazionale che sono oggetto di commento da parte di figure autorevoli e prestigiose. Desidero sottolineare solo alcuni passaggi che hanno una coincidenza con i riferimenti ricorrenti nelle nostre realtà locali, perché molto sentiti e realistici nell’area della nostra presenza operativa.

Dopo la mia lunga esperienza bancaria l’immersione professionale nella realtà del nostro sistema produttivo mi ha confermato la percezione puntuale delle difficoltà emergenti. Desidero allora riportare il testo integrale di un passaggio delle “considerazioni” del Prof. Draghi che puntualmente interpreta situazioni concrete che non è possibile togliere di mezzo ma che hanno necessità del rispetto e della urgente interpretazione. Così si è pronunciato il Governatore:

“Le grandi banche si giudicano anche da come organizzano l’attività sul territorio: mantenere, valorizzare il rapporto con l’economia locale significa utilizzare nella valutazione del cliente conoscenze accumulate nel corso di anni, ben più accurate di quelle desumibili da modelli quantitativi; significa saper discernere l’impresa meritevole anche quando i dati non sono a suo favore; significa saper fare il banchiere. La risposta delle grandi banche alle esigenze locali, coerente con la sana e prudente gestione, deve conciliarsi con strategie e visioni globali.”

C’è una soddisfazione spontanea perché il richiamo così autorevole e privo di incertezze rappresenta una condivisione su temi e sulla valutazione di errori gravi che sono stati commessi nel concepire l’operatività bancaria con soluzioni che sono contro la storia perché viene scartata e mortificata la responsabilizzazione degli operatori, soli e veri artefici dei successi aziendali; una rete quella degli sportelli bancari non per la vendita di prodotti ma centri di conoscenza di valutazioni e di interpretazioni di situazioni e componenti globali che definiscono il giudizio sul cliente.

Mi pervade l’opinione che la crisi finanziaria nelle espressioni del nostro Paese sia dovuta in gran parte al comportamento bancario che ha stretto, per l’adesione a procedere inaccettabili, i vincoli operativi così  da creare diffuse e gravi situazioni di difficoltà.

Il Governatore ha smentito la priorità dei rating e delle procedure quantitative in genere in tutte le espressioni interpretative di tali modelli per richiamare e rafforzare il lavoro degli operatori, i rapporti  qualitativi, le conoscenze che alimentano e definiscono il rapporto fiduciario alla base di tutte le relazioni bancarie.

Il richiamo del Prof. Draghi deve ormai trovare attuazione senza ritardi e senza equivoci con tutta la fretta e l’attenzione che la situazione richiede.

Sono fiducioso che i modelli gestionali delle aziende bancarie andranno a posizionarsi nel rispetto delle persone, degli operatori degli Istituti bancari e dell’utenza che opera nel costruire fonti di lavoro per il bene comune.

Leonello RadiCorriere dell’Umbria, mercoledì 2 giugno 2010

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